Orchestre amatoriali e Covid – Una testimonianza dall’Olanda
Vivo in Olanda da 20 anni e da quasi 10 suono il flauto traverso in un’orchestra sinfonica amatoriale olandese con l’impronunciabile nome (a meno che non si viva qua appunto da almeno un paio di decenni) di: Symfonieorkest Bloembollenstreek.
L’orchestra fa parte di un’associazione di tre orchestre, una di bambini dai 6 agli 11 anni, una di giovani da 12 a 18 anni ed una di adulti da 19…in poi…
Questi ultimi anni sono stati difficili per il settore culturale (amatoriale e non) un po’ ovunque e l’Olanda non ha fatto certo eccezione in tal senso. Il Covid poi ci sta mettendo veramente tutti a dura prova. Credo che scambiare informazioni ed esperienze tra musicisti di diversi paesi può aiutarci a trovare un modo per andare avanti.
La maggior parte delle orchestre sinfoniche in Olanda ha la forma di Associazione senza fine di lucro. Il comitato direttivo deve essere formato almeno da tre membri (Presidente, Segretario e Tesoriere), che svolgono il loro lavoro a titolo di volontariato e che si devono iscrivere alla Camera di Commercio essendo civilmente responsabili di eventuali irregolarità. Sarebbe auspicabile avere un numero maggiore di persone nella direzione ma trovare volontari sta diventando sempre più difficile. Mi raccontano che vent’anni fa era considerato un onore far parte dell’amministrazione di un’associazione culturale, addirittura se lo mettevi nel Curriculum avevi sicuramente più chances di avere un posto; oggi non lo vuole fare più nessuno, tutti hanno troppi impegni, tutto va di corsa, il tempo è denaro ed insomma questo aspetto crea sempre non pochi problemi. Ogni orchestra ha poi un coordinatore che si occupa di tutti gli aspetti pratici e delle comunicazioni tra il direttore e i musicisti.

Soci dell’associazione sono i musicisti che pagano un contributo annuale (intorno ai 250 euro) con il quale si dovrebbero coprire le spese che generalmente consistono nel locale dove si fanno le prove, nel direttore e nell’affitto degli spartiti. Dico dovrebbero perché in realtà le quote associative non sono mai o quasi mai sufficienti, d’altronde sono di proposito relativamente basse così da garantire ad ognuno la possibilità di partecipare (un bell’esempio di giustizia sociale, direi). Fino a qualche anno fa si poteva sopperire ampiamente al deficit grazie ai sussidi per la cultura (generalmente al livello comunale), alle sponsorizzazioni di aziende delle più svariate (dalle banche al piccolo negozio di musica dietro l’angolo) o ai sussidi delle fondazioni istituite a tal fine. Anche sotto questo aspetto con il passare degli anni tutto è cambiato, avere sussidi o trovare sponsor è diventato sempre più complicato.
Quasi tutte le orchestre danno 2/3 concerti all’anno e quasi sempre con un pubblico pagante; con gli introiti del concerto si devono coprire le spese (sala, direttore eventuale solista..) e l’eventuale guadagno viene accantonato per gli imprevisti.
Le Orchestre Sinfoniche o di soli archi sono membri del FASO (Federazione Orchestre Amatoriali Sinfoniche e di Soli Archi). Nato nel 1949 dall’unione di 6 orchestre che ebbero l’idea di mettere a disposizione l’una dell’altra la propria biblioteca musicale, nel corso degli anni grazie a regali e sussidi la biblioteca musicale della federazione si è ampliata enormemente. Oggi le orchestre associate al FASO (209 orchestre che vuol dire circa 8500 musicisti) possono affittare gli spartiti per una cifra relativamente bassa.
Inoltre la federazione ha sviluppato contatti con altre istanze simili in Europa creando una rete di interconnessione tra le varie orchestre europee. A sua volta il FASO fa parte del KNMO (Organizzazione musicale della Corona Olandese).
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Ma veniamo al Covid e a come le orchestre amatoriali tentano di sopravvivere qua in Olanda.
A fine marzo abbiamo avuto il primo lockdown ed anche se non è mai stato completo come in Italia, suonare era impossibile. Da maggio, con la riapertura delle scuole, i bambini ed i ragazzi sotto i 18 anni hanno potuto ricominciare a suonare con l’unica avvertenza di mantenere il metro e mezzo di distanza.
Da fine agosto tutte le orchestre hanno potuto ricominciare a suonare. Il governo ha dato a tal proposito delle linee guida, il KNMO ha redatto in base alle direttive del governo un protocollo di massima ed ogni orchestra che voleva ricominciare a suonare ha dovuto redigere un proprio protocollo sulla falsariga di quello suggerito dal KNMO.
Questo protocollo in buona sostanza prevede:
- Il luogo dove si fanno le prove deve essere sufficientemente grande per garantire il distanziamento del metro e mezzo e due metri per i flauti, ma soprattutto deve essere ben arieggiato (dove suoniamo noi ci sono finestre molto grandi e ne teniamo sempre aperte un paio), in assenza di finestre i gestori del locale devono garantire (e certificare) un riciclo dell’aria che rispetti le regole date dal governo.
- I musicisti devono stare almeno ad un metro e mezzo di distanza e due metri per i flauti.
- Si entra nel locale con la mascherina, si disinfettano le mani e si lascia il proprio nome su una lista di presenza
- Si raggiunge direttamente la propria sedia (la sala viene preparata precedentemente da me e dal direttore)
- Si resta seduti tutto il tempo, per questo motivo non abbiamo più la pausa
- A fine prove i fiati devono pulire da soli l’eventuale condensa sul pavimento, ci si rimette la mascherina e si lascia il locale il più velocemente possibile
- Ultima regola ma sicuramente non la meno importante: se si hanno dubbi sulla propria salute non si partecipa alle prove
Fino ad ora tutto ciò sembra funzionare, non abbiamo avuto notizie di focolai partiti da orchestre, se non uno da un coro, però non è stato ancora accertato se veramente hanno rispettato tutte le regole. E questa è tutta l’organizzazione. Ma nella pratica ci sono altri aspetti da considerare, per esempio nel nostro caso abbiamo un bel numero di musicisti che sono nella cosiddetta categoria a rischio o per l’età o per problemi di salute, quindi da 25 che siamo normalmente ci siamo ritrovati in 12. Fortunatamente anche quelli che al momento non suonano hanno deciso di continuare a pagare la quota annuale e il comune ci ha dato una sovvenzione da un fondo che hanno per la cultura (era tanto che non succedeva, possiamo, almeno per questo, ringraziare il covid).
In ogni caso noi 12 non ci siamo persi d’animo, il direttore ha trovato un repertorio adatto alla nostra formazione attuale e continuiamo a divertirci tantissimo, come dice lui facciamo una specie di musica sinfonica da camera….
Di concerti al momento non se ne parla, però per avere uno scopo abbiamo deciso di fare un concerto digitale (il nostro direttore ha un apparato di registrazione audio/video molto buono) che manderemo agli altri componenti dell’orchestra, ad amici, parenti….
Ida Consiglio

