Luisella Molina – Il rapporto con il pubblico e il mondo professionale – Un’esperienza amatoriale nell’ambito del Festival MITO
Credo di essere stata invitata a prendere parte a questa tavola rotonda per un’esperienza che ho condiviso con Tommaso Napoli qualche anno fa.
Per quasi una decina di anni ho lavorato al festival Mito SettembreMusica come responsabile dell’organizzazione a Milano, un’occasione lavorativa straordinaria che mi ha anche permesso di conoscere, da un’angolazione particolare, la vita culturale di questa città.
Sicuramente il lavoro di Mito, partendo da quello fondamentale che ebbi la fortuna di svolgere al fianco di Luciana Pestalozza per il festival Milano Musica, mi aveva dato l’opportunità di conoscere più approfonditamente le istituzioni che in città fanno cultura, musica, teatro, mostre etc. Inizialmente questo approfondimento si indirizzò soprattutto alla scoperta di luoghi inconsueti in città per fare musica e all’elaborazione di progetti che prevedessero il coinvolgimento di altre istituzioni nell’attività di Mito.
Questo per quanto riguarda il mio lavoro. Per quanto riguarda la mia vita personale, ho studiato musica al Conservatorio e all’Università ed è stato proprio l’impegno di lavoro che, con il tempo, mi ha allontanato dalla pratica musicale. Ma nel 2010 cominciai a partecipare all’attività di un coro amatoriale, il Coro Polifonico dell’Acqua Potabile, e questa frequentazione mi fece accedere ad un altro mondo musicale cittadino.
MILANO AMATORIALE
Milano è una città ricchissima di iniziative amatoriali in campo musicale: ad esempio ho visto che il sito dedicato alle periferie elenca un’ottantina di cori (www.periferiemilano.com). E con i cori amatoriali ci sono le bande, le band, le orchestre, le orchestre giovanili che si stanno moltiplicano anche all’interno di varie istituzioni. Ne parlai con il direttore artistico di Mito, allora il Professor Enzo Restagno, chiedendogli se poteva essere una buona idea riservare il cartellone di giugno, che a quel tempo il festival Mito chiamava Fringe e avveniva in luoghi insoliti (tra cui le stazioni ferroviarie e della metropolitana o altri luoghi non pensati per la musica, con un’attenzione particolare alle periferie), alla musica amatoriale aprendo una finestra su questa realtà.
E così è stato: cominciai ad approfondire la conoscenza anche di questo mondo molto vivace e appassionato. Cori, bande, orchestre a plettro si trova di tutto (anche oggi ben rappresentate attorno a questa tavola rotonda). Il risultato fu una rassegna Fringe di Mito SettembreMusica nel giugno 2014 che venne realizzata coinvolgendo solamente musicisti amatoriali.
Questa iniziativa credo fece prendere il coraggio a Tommaso Napoli di presentarsi a Mito con un’idea sicuramente interessante (era l’anno dell’Expo) dal respiro internazionale. Tommaso era l’anima dell’Orchestra Contrarco e della neonata associazione AIMA: lanciando lo sguardo oltreconfine, egli si era messo in contatto con istituzioni straniere che riuniscono musicisti amatoriali. Mi spiegò che l’intento della sua associazione era di mettere in rete le orchestre amatoriali italiane sulla falsariga di istituzioni straniere quali la EOFed (European Federation of Amateur Orchestras) e la WFAO (World Federation of Amateur Orchestras) che operano rispettivamente a livello europeo e mondiale. Il desiderio, e il progetto che Tommaso sottopose a Mito, era quello di portare a Milano un incontro della WFAO, l’associazione mondiale delle orchestre amatoriali che una volta all’anno organizza in un paese diverso un meeting costituendo, tra l’altro, un’orchestra con musicisti amatoriali provenienti da tutti i continenti col fine di studiare assieme ed esibirsi in
un concerto sinfonico conclusivo.
L’organizzazione di questo incontro era veramente troppo complessa per l’associazione di Tommaso e quindi c’era bisogno di una sponda organizzativa che lo potesse sostenere. Mito si rese disponibile e la collaborazione sfociò nel bel concerto avvenuto nel settembre del 2015, quindi nell’ambito del cartellone principale, con l’esecuzione della Sinfonia n. 2 di Sibelius e arie d’opera da Tosca e Boheme.
L’INCONTRO TRA MUSICISTI AMATORI E PROFESSIONISTI
Credo che questa esperienza possa ben rappresentare un aspetto di cosa comporti l’incontro tra mondo amatoriale e quello professionale, come recita la dicitura del tavolo di lavoro a cui partecipo. È un incontro ovviamente possibile, ma, nella mia esperienza non semplice.
Nello specifico eravamo di fronte ad un’orchestra di musicisti non professionisti provenienti da tutto il mondo che si incontravano per la prima volta a Milano e che dovevano confluire in un concerto sinfonico, facente parte di un cartellone istituzionale come quello di Mito: le problematiche che si presentarono furono tantissime. Ricordo le innumerevoli telefonate e lo scambio fitto di mail con Tommaso per far rientrare il tutto nei binari dell’organizzazione di un concerto sinfonico, come qualsiasi altro concerto di Mito nella Sala Verdi del Conservatorio.
Se da un lato per i problemi logistici (viaggi, pernottamenti, noleggio strumenti) tutto era organizzato (una delle caratteristiche dei musicisti amatoriali è l’autonomia) dall’altra parte la burocrazia risultava molto complessa. Si dovettero affrontare pratiche varie, quali iscrizione e agibilita ex-enpals, collocamento, codici fiscali, permessi e visti per gli extracomunitari: ogni musicista veniva quasi a presentare un caso a se….
E mi trovavo perfettamente nel mezzo: da un lato sapevo cosa vuol dire praticare la musica a livello amatoriale e ben comprendevo le domande tipo: siamo musicisti amatoriali perché tutto ciò? Dall’altro ovviamente dovevo far sì che tutto fosse ineccepibile.
Credo che un punto su cui riflettere sia il fatto che le iniziative amatoriali e professionali sono innanziutto animate da uno spirito totalmente diverso. Ovviamente diversi sono i contesti, le finalità artistiche e culturali, le strutture organizzative, l’atteggiamento e le esigenze nei confronti del pubblico, il livello interpretativo: ma soprattutto c’è una visione differente sulle cose e di conseguenza un altro spirito nell’affrontarle, con un’attitudine differente nella risoluzione dei problemi.
Dal punto di vista organizzativo i musicisti amatoriali hanno uno spirito pratico peculiare e l’esiguità sia delle loro strutture, sia delle risorse economiche (in genere proprie), fa sì che essi si ingegnino al massimo. Un amatore, pur di fare musica diventa, organizzatore, prende accordi, organizza viaggi trasferte e pernottamenti, noleggia strumenti, fa il facchino, diventa grafico o fotografo o ancora archivista, fa promozione etc. Dall’altro punto di vista, l’aspetto emozionale del fare musica assieme ha un peso diverso ed è un motore eccezionale che prende energia dallo stare immersi in un mondo di bellezza, condivisione e sostegno: per un musicista amatoriale ogni battuta spesso è una conquista e di conseguenza emozione.
CONCLUSIONE
In conclusione la mia esperienza mi fa sicuramente confermare che il fare musica a livello amatoriale e professionale sono due mondi assolutamente separati, mossi da uno spirito diverso, da norme diverse, da abitudini diverse e da una gestione differente di tutta una serie di problematiche comuni. Quindi forse è giusto, ed è meglio, che ognuno rimanga nel contesto suo proprio…
Ma a volte questi due mondi si toccano, e in città ne è un esempio il coro amatoriale de LaVerdi, fondato dall’indimenticabile Maestro Romano Gandolfi. Sicuramente è una realtà straordinaria perché di impronta e spirito amatoriale ma con un’attività da coro professionale: le prove si tengono regolarmente più giorni a settimana e l’impegno è notevole per i repertori affrontati che vengono inseriti nel normale cartellone sinfonico. Ma sicuramente questo è un caso particolare.

