La rivoluzione amatoriale, ovvero perché la musica amatoriale fa bene a quella professionale
Ci si chiede spesso quale sia il ruolo della musica amatoriale nei confronti di quella professionale. Si può certo continuare a intendere la musica amatoriale come contrapposta a quella professionale, come il suo svilimento o la sua forma degradata. Ma ci sono almeno quattro aspetti che qualificano come fondamentale la collaborazione tra i musicisti amatori e i professionisti e più in generale il contributo della musica amatoriale (cori, bande, ensemble, fanfare, gruppi di musica da camera, orchestre, singoli musicisti, cantanti ecc…) all’intero comparto culturale e musicale.
Il primo motivo è semplice e diretto:
Come si legge 5 diritti internazionali promulgati dall’IMC, la musica è di tutti. Non solo per il fatto sostanziale che la differenza tra amatori, dilettanti e professionisti è solo quella del compenso, non quella della qualità esecutiva né tantomeno il possesso del diritto di potersi esprimere attraverso l’arte. Ma soprattutto perché è sempre vera la frase (attribuita a R. S. Sharma) che “Every master was once a beginner. Every pro was an amateur“: senza la musica amatoriale non esisterebbe nemmeno la musica professionale.
Il secondo motivo è sociale e indiretto:
Suonare migliora la qualità della vita di chi lo fa, ma non solo. Con buona pace di chi pensa il contrario, i concerti amatoriali non sono solo la gioia dei protagonisti, ma anche dei loro parenti, degli amici e dei conoscenti. E più in generale del pubblico che vi assiste, certamente consapevole di partecipare a un momento sociale di condivisione della musica.
Inoltre, i gruppi amatoriali sono un fondamentale strumento di divulgazione per la musica classica per la loro capacità di creare nuovo pubblico. Dai saggi dei ragazzini alle performance degli adulti, le sale dei concerti dilettanteschi sono gremite di parenti, amici, conoscenti che spesso ascoltano musica classica per la prima volta. Attirati non dal repertorio ma dall’affetto che nutrono per chi è sul podio, potranno però sviluppare il loro gusto o perlomeno testare un sapore nuovo, stimolati da quell’affetto. E – come nello sport – più la musica è diffusa a qualunque livello, più il mercato professionale avrà la possibilità di aumentare e diversificare l’offerta per confrontarsi con un pubblico sempre più colto, preparato e numeroso.
Il terzo motivo riguarda direttamente il settore musicale:
Innanzitutto i musicisti amatoriali sono una fondamentale spinta economica per l’industria musicale: acquistano libri, cd, spartiti, strumenti, accessori, biglietti per i concerti, gadget. Il rapporto quantitavio-economico della IFPI, l’organizzazione che rappresenta l’industria discografica nel mondo, mostra che per il 2019 il settore ha riportato una crescita dell’8,2%, dato che si conferma anche sul mercato nazionale italiano, che ha chiuso il 2019 con una crescita complessiva dell’8% e un valore di 247 milioni di euro.
Inoltre, per un professionista, avere il giusto riconoscimento da parte del pubblico dei suoi appassionati è importante, tanto quanto lo è nel calcio il supporto dei tifosi. E in questo senso i musicisti amatori adulti rappresentano una categoria di – per così dire – “supertifosi”, perché non solo continuano a prendere lezione anche in tarda età, ma trasmettono ai loro figli tale educazione, facendoli iniziare a studiare qualche strumento.
Un altro punto importante è che gli studenti (che sono musicisti amatori per definizione, in quanto non ancora professionisti), spesso non hanno molte occasioni di fare esperienza nei Conservatori, dove lo spazio nelle poche orchestre che ci sono (in particolare per alcuni strumentisti, ad esempio i flautisti) è poco se non pochissimo per la domanda che c’è, per non parlare della rarità delle occasioni di potersi esibire come solisti. Per tutti questi studenti i gruppi amatoriali possono rappresentare un ottimo campo di prova per fare esperienza.
Inoltre le orchestre, le bande, i cori amatoriali sono anche un possibile campo di lavoro, dal momento che hanno sempre bisogno di musicisti professionisti per workshop, stage, tutoraggio, direzione musicale… e ovviamente averne fatto parte in gioventù potrà costituire un criterio di selezione privilegiato in futuro. Ma non solo: l’intero sviluppo di questo settore – oltre che auspicabile di per sé – potrebbe essere un incredibile serbatoio di lavoro.
Infine, anche i musicisti professionisti ormai in pensione possono trovare piacere a suonare con dei musicisti amatori coltivando la loro vocazione primaria e trasmettendo il loro sapere con grande soddisfazione: un modo di condividere e lasciare in eredità la propria passione per la musica, anche una volta giunti al termine della propria carriera, e gioirne ancora affianco ad altri appassionati.
Il quarto motivo è specifico e riguarda la creatività:
Forse il più interessante contributo che possono dare gli amatori e i dilettanti alla musica è quello estetico: un vero e proprio contributo creativo alla musica.
In molti ambiti si sta affermando il concetto di “professionalità amatoriale” o “dilettantismo professionale” (abbreviato in Pro-Am). Si tratta della collaborazione tra professionisti e dilettanti in campi come la scrittura, l’informatica, la musica, il cinema e anche in campo scientifico, dove stanno nascendo ovunque progetti di Citizen Science: attività organizzate e sostenute da una vasta gamma di organizzazioni in modo che semplici cittadini possano contribuire al lavoro dei professionisti (particolare importanza in questo senso ha l’astrofilia).
Ovviamente non si tratta né di promuovere il dumping culturale, offrendo prestazioni dilettantesche, – le cosiddette “marchette”, magari in nero e sottocosto – togliendo lavoro a professionisti di maggior talento, né di fare un’apologia del dilettantismo o – peggio – dell’ignoranza, ma di riconoscere il ruolo positivo e il contributo culturale di reti di appassionati “informati, istruiti, impegnati e connessi tra loro”.
Questa idea che amatori entusiasti e preparati avranno un ruolo sempre più importante nella nostra società e nella nostra economia è stata teorizzata nel 2004 da Charles Leadbeater nel libro “The Pro-Am Revolution: How Enthusiasts are Changing Our Society and Economy“. Uno degli esempi più chiari del ruolo e dell’importanza degli amatori su larga scala è il progetto di sistema operativo freeware e open source GNU / Linux che, insieme ai suoi numerosi spinoff, è stato sviluppato da professionisti retribuiti di aziende come Red Hat, HP e IBM uniti costantemente e senza alcuna distinzione a programmatori dilettanti.
Naturalmente anche nel settore della musica classica si stanno aprendo nuove frontiere, come quella rappresentata dai due giovani studenti di violino e youtuber “Two set violin“, che hanno fatto del loro essere Pro-Am il fattore chiave del loro successo (e della loro attuale carriera), proprio in virtù del riconoscimento dell’emergere di una nuova categoria di musicisti appassionati – ripetiamolo ancora – “informati, istruiti, impegnati e connessi tra loro”.
Infatti i musicisti amatori – oltre ad assistere ai concerti – hanno una passione forte che li spinge ad approfondire la loro conoscenza della musica tanto che possono fare scoperte e ricerche davvero interessanti, ad esempio in fatto di repertori poco battuti, che i professionisti non potrebbero fare per mancanza di tempo o di interesse del grande pubblico.
Un caso mirabile di questo tipo di contributo alla creatività e alla musica classica nato dal desiderio di conoscere degli amatori stessi è il progetto CoMA – Conteporary Music for All, che vede tra i suoi patroni Sir Simon Ruttle.
CoMA è stata fondato in UK nel 1993 da un gruppo di musicisti amatori desideroso di comprendere meglio la musica classica contemporanea. Come? Incoraggiando e fornendo l’opportunità di ascoltare, suonare e comporre nuova musica contemporanea.
La musica contemporanea, infatti, risente delle difficoltà di proporsi sul mercato professionale, ben più attratto – anche da ovvie esigenze di bilgietteria – da repertori classici e romantici. Inoltre, se già è difficile per un giovane proporsi come strumentista professionale e lo è ancor di più proporsi come direttore, la carriera dei compositori sembra quasi utopia.
CoMa ha così dato vita da un lato a un repertorio di musica contemporanea accessibile a musicisti dilettanti e amatoriali (anche commissionando nuovi pezzi), dall’altro a una rete ensemble di musicisti che potessero eseguire quella musica.
La rete comprende oggi più di una ventina di orchestre ed ensemble strumentali e vocali che svolgono una serie di attività tra cui l’esecuzione di repertorio su commissione, improvvisazione e workshop per compositori dilettanti e amatoriali, partecipando a vari festival musicali: CoMA London è stato inserito per tre anni nella stagione Cutting Edge del British Music Information Centre.
Il CoMA ha ormai raccolto una collezione unica di oltre mille opere, utilizzate da college, scuole e programmi di sensibilizzazione, nonché da altri gruppi o ensemble dello stesso CoMa. I lavori commissionati da CoMA hanno avuto un posto di rilievo nei British Composer Awards e l’associazione continua a sviluppare e diversificare le sue attività e sta attualmente ampliando i suoi collegamenti internazionali come parte centrale del suo programma.
Si tratta di un mirabile progetto che coniuga varie esigenze: la necessità di formazione sentita dai musicisti amatori, il bisogno dei compositori di far eseguire i loro brani, l’esigenza di divulgare al pubblico un repertorio inedito e difficile da coniugare con le logiche di mercato.
E chissà se un giorno non nascerà un ensemble di musicisti amatori CoMA anche in Italia!


